Il cammino cristiano




Egitto-mania: ennesima moda, ennesimo inganno



Nell'ondata di irrazionalismo dilagante che sta investendo la società contemporanea, un ruolo considerevole lo vanno svolgendo quei cultori di misteri che tentano di convincerci dell'esistenza di una sapienza più profonda e nascosta di cui sarebbero stati detentori ora una categoria di persone, ora un'altra. L'ultima moda sono gli antichi Egizi. E così tutta una fantasiosa letteratura esorta proponendo teorie sulle proprietà energetico-magnetiche, matematiche e pseudoastronomiche delle piramidi.

Sebbene storici della matematica del calibro di Otto Neugebauer abbiano definito risibile l'apporto fornito dagli Egizi allo sviluppo delle scienze esatte, ancora ci si ostina a ritenerli depositari di un sapere misterioso che, se conosciuto, potrebbe aprire nuovi orizzonti all'umanità. Ma se osserviamo i volumi sull'Egitto che invadono atualmente gli scaffali delle librerie, notiamo che per la maggior parte si tratta di testi esoterici, volti a rendere edotto il lettore - più che sulle scoperte archeologiche - sull'occultismo e la magia egiziana.
Ciò risponde ad un ben congegnato piano del nemico di Dio: suscitando entusiasmo per un'antica civiltà pagana è possibile indurre le persone ad interessarsi e a ripeterne i rituali magici, ad approfondire ed esercitare le pratiche occulte, a sperimentare i culti spiritici dei faraoni (ad es. oracoli, divinazione, astrologia e tarocchi), e ad applicare tecniche ancestrali di cura quali la Piramidologia.

Soffermiamoci brevemente su quest'ultima.

La Piramidologia è una tecnica curativa esoterica, perfezionata dagli alchimisti del XV e XVI secolo e attualmente rivalutata dalla New Age, che avrebbe la pretesa di sfruttare a scopo terapeutico le presunte proprietà magnetiche della piramide. Riproducendo in scala un modello con le stesse dimensioni della piramide di Cheope e ponendolo ad esempio sotto il letto, il solido diventerebbe un catalizzatore di "energie positive" capaci di donare benessere psico-fisico alla persona. L'efficacia di questa prassi non è assolutamente dimostrata.

Il simbolo molto usato nell'iconografia egiziana - non è un crocifisso, sebbene oggi venga sovente scambiato o venduto come tale. Si chiama Ankh e simboleggia la chiave d'accesso ai misteri esoterici e al mondo degli spiriti. Con esso l'iniziato chiede di poter entrare in contatto con la realtà ultraterrena (spiritica) delle divinità pagane. Portarlo al collo è sconsigliabile, per il fatto che i simboli - che si sia consapevoli o meno del loro significato - sono sempre dichiarativi di un'appartenenza, demoniaca in questo caso.

Emblematica, a proposito di questa follia collettiva per le mummie e le piramidi, è la figura di Christian Jacq, l'egittologo parigino che nei suoi libri ha narrato, in forma romanzata, le gesta del faraone Ramses e del giudice Kheops (con decine di milioni di copie vendute in tutto il mondo, e più di cinque soltanto in Italia). L'autore ha redatto cinque ponderosi volumi nei quali si profonde in lodi sperticate nei riguardi di Ramses II, celebrandone le qualità e la natura ultraterrena, glorificandone le gesta, magnificandone le azioni e le imprese (anche nel caso si tratti di insidiare l'avvenente moglie di qualche funzionario).

Forse non tutti sanno che Ramses II (1304-1238 a.C.) oltre a non essere stato lo straordinario condottiero tanto decantato da Jacq, fu il faraone sconfitto dal Dio d'Israele, quello sotto il cui regno si verificarono gli avvenimenti narrati nell'Esodo (ca. 1250 a.C.). Naturalmente l'egittologo nega la storicità dell'Esodo e la figura di Mosè viene spudoratamente presentata come quella di un opportunista ingrato che dal faraone ha ricevuto istruzione, vantaggi economici, ruoli di alta responsabilità nel governo del regno e adesso, per ragioni di megalomania, vuole diventare il leader indiscusso del popolo ebraico. Per Jacq, Mosè è solo un povero visionario che nel suo agire si crede guidato da "un Dio misterioso". Jacq non fa menzione delle calamità che Dio mandò sugli egiziani per costringerli a liberare il popolo; secondo lui è solo un atto benevolo di Ramses che permette agli Ebrei di lasciare l'Egitto, contrariamente a quanto attestato dalle Scritture: "Il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente” (Dt. 6,21).

Durante il suo regno Amenofi IV-Ekhnaton (1375-1358 a.C.) fece piazza pulita di tutte le molteplici divinità egizie ed introdusse un rigido monoteismo che dava onore esclusivamente ad Aton (il disco solare). Ramses riporta ai massimi splendori il paganesimo egizio ed è pertanto molto critico nei confronti di Amenofi. Ma è qui che viene instillato veleno nella mente del lettore: secondo Christian Jacq la fede nel Dio unico d'Israele altro non sarebbe che il frutto del suggestioni esercitate dalla dottrina religiosa di Amenenofi su Mosè. Si tratta di un'affermazione falsa e tendenziosa. Se esamiamo la storia d'Egitto e d'Israele, vediamo che durante le dinastie degli Hyksos (XV e XVI dinastia, 1715-1580 a.C.) si colloca la vicenda di Giuseppe esposta nella Genesi (ca. 1700 a.C.). In questo periodo vi fu una massiccia immigrazione di Ebrei verso le terre del Nilo, i quali poterono stanziarvisi liberamente e addirittura assumere cariche di rilievo all'interno dell'amministrazione statale.

Dunque - diversamente da quel che vorrebbe far credere il tendenzioso scrittore francese - la presenza ebraica e la fede in un Dio unico sono attestate in Egitto ben quattro secoli prima rispetto al sorgere delle teorie monoteiste elaborate da Amenofi. Purtroppo l'aura di insigne studioso di cui si circonda Christian Jacq fa supporre al pubblico che egli possegga una profonda e raffinata conoscenza della storia egizia, e il cumulo di errori e mistificazioni con le quali infarcisce i suoi interminabili romanzi diventano subito oggetto di un rispetto che rasenta lo stupore. Parallelamente a questa critica malevola e corrosiva che tende a minare alla base la fede ebraica (e quella cristiana), il lettore è accompagnato dall'autore lungo un cammino di iniziazione nelle arti occulte dell'antico Egitto.

Vengono illustrati dettagliatamente rituali pagani, invocazioni agli dei, scongiuri contro il malocchio, formule magiche, cerimoniali propiziatori, culti spiritici, nonché il modo per volgere tutte queste pratiche all'ottenimento di vantaggi economici e benefici nell'ambito sentimentale e della salute. Le conseguenze del dispiegarsi di questo repertorio di credenze magico-esoteriche non sono da sottovalutare se, come è vero, risulta che la metà dei fans francesi di Ramses ha ritenuto opportuno farsi pronosticare il futuro attraverso un oracolo egiziano e sono decine di migliaia i lettori di lingua tedesca che sostengono di "essere in contatto diretto" con lo spirito del faraone, ignorando che essi in realtà sono in contatto con entità demoniache!

L'intento di questo breve contributo non è quello di fornire una collezione erudita di date ed accadimenti storici, bensì di aiutare i cristiani ad individuare, comprendere ed evitare le trappole che l'avversario tende senza tregua. E tale opera di discernimento si badi - non è qualcosa di superfluo o facoltativo per la vita spirituale, ma risponde invero ad un prudente suggerimento biblico: "Affinché non siamo raggirati da Satana; infatti non ignoriamo i suoi disegni" (2 Cor. 2,11).



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