Il cammino cristiano




I Legionari di Cristo

settarismo: uno sguardo ai nuovi movimenti cattolici - serie

 

(Il seguente articolo proviene dal giornale "l'Espresso", gennaio 1999)


Dei Legionari di Cristo si sa poco, fuori. Anche perché hanno sempre schivato di farsi pubblicità. «È la prima intervista che do», dice all'inviato dell'"Espresso" padre Thomas Williams, 36 anni, rettore della casa generalizia e portavoce ufficiale dell'ordine. Documentazione stampata? Al minimo. Una réclame dell'Ateneo pontificio Regina Apostolorum, la loro facoltà teologica di Roma. Un paio di giornaletti per promuovere le vocazioni. Un solo libro del fondatore, Maciel: "La formazione integrale del sacerdote", stampato da Città Nuova, l'editrice dei Focolarini. Quanto alla storia dell'ordine, gli unici dati pubblici sono in un volume celebrativo, fuori commercio, stampato nel 1991, cinquantesimo compleanno dei Legionari.

Il resto è sommerso, solo per iniziati. A cominciare dagli scritti a uso interno di padre Maciel, che sono tanti, editi e inediti, la maggior parte in stile epistolare. Il breviario del Legionario tipo è un volumotto con sovraccoperta viola, dal titolo "Messaggio", un'antologia di lettere del fondatore dal 1937 al 1981. Ma poi c'è tutta una miriade di librettini dai titoli come "Tempo ed eternità", "La carità evangelica", "L'uomo del Regno". Quest'ultimo si presenta come «lettera a tutti gli imprenditori e signori del Regnum Christi» ed è fatto per andare in mano a uomini d'affari e capitani d'industria. «Perché la nostra attività precipua è la formazione, in primo luogo delle élite», spiega padre Williams. In questo, i Legionari di Cristo assomigliano un po' all'Opus Dei e, risalendo più indietro, ai gesuiti. Anche nel fondare in tutto il mondo università e scuole private di qualità.

«Una loro idea madre è l'equivalenza tra successo professionale e benedizione divina», conferma Davide Venturini, un avvocato della Sacra Rota che è stato membro del Regnum Christi, l'associazione laicale che fa da alone ai Legionari propriamente detti. Venturini è di Ferrara, e nella sua città i Legionari hanno amico il vescovo, Carlo Caffarra. «La fedeltà assoluta al papa è un altro dei caratteri distintivi dei Legionari», aggiunge Venturini. Caffarra l'hanno chiamato più volte a Città del Messico a tenere lezioni in un istituto di morale famigliare intitolato a Giovanni Paolo II. E qualche mese fa sembravano sul punto d'aprire a Ferrara un altro loro seminario minore, per ragazzi delle medie: il secondo in Italia, dopo quello già in funzione a Gozzano, in diocesi di Novara.

Perché è nei preti che essi vedono l'élite delle élite. Da educare, quindi, con particolarissima cura. I Legionari di Cristo sono per definizione maschi e preti consacrati, o per lo meno destinati al sacerdozio. I primi li chiamano padri, i secondi fratelli, tutti hanno i voti di castità, povertà e ubbidienza. E sacerdoti si diventa in capo a un curricolo ancor più lungo e severo di quello per cui sono diventati famosi i gesuiti. Con quattro tappe fondamentali, successive al diploma di maturità: la prima di noviziato, che in Italia si tiene a Gozzano e dura due anni; la seconda di scienze umane, d'un anno, che si tiene in Spagna, a Salamanca, in Messico, a Monterrey, oppure negli Stati Uniti, nel Connecticut; la terza di filosofia, di quattro anni, a Roma o a New York; la quarta di teologia, di altri tre anni, a Roma. In totale fanno dieci anni di studi, ai quali però si aggiungono, nel mezzo del quadriennio filosofico, altri due o tre anni di pratica apostolica. Insomma, tra il diploma e l'ordinazione sono dodici o tredici anni filati, in seminari ad hoc. Senza contare gli ulteriori due anni di dottorato in teologia riservati alla superélite dei migliori. I primi voti li danno al termine del noviziato, dopo tre anni li rinnovano e dopo altri tre fanno la professione perpetua.

«Da noi l'indice di perseveranza è molto alto», dice fiero padre Williams. Tradotto, significa che pochissimi si perdono per strada, al contrario di quanto accade nei seminari normali. Qui tutto è in controtendenza. Mentre nelle diocesi le vocazioni languono, tra i Legionari sono in crescita strabiliante. Mentre ovunque la severità degli studi e della disciplina si sfilaccia, i Legionari torchiano i loro studenti e li rimettono a studiare la "Summa" di Tommaso d'Aquino. Molti vescovi, da tutto il mondo, preferiscono ormai mandare a Roma, alla scuola dei Legionari, i futuri dirigenti e insegnanti dei loro seminari diocesani.

Ma c'è un'altra prerogativa dei Legionari: il rilancio dei seminari minori, praticamente estinti nelle diocesi. «Il primo l'abbiamo aperto negli Stati Uniti nel 1982», dice padre Williams. «E tutti ci dicevano che eravamo fuori del tempo. Invece fu un successo e oggi nel mondo ne contiamo più di cento». Uno su tre degli attuali Legionari hanno cominciato proprio così: in seminario fin da piccoli, con i fioretti, le prediche sulla purezza e l'intramontabile divisa da libro "Cuore". In questo del tutto coerenti con l'atto di nascita della loro congregazione. Quando Marcial Maciel la fondò, dicono le storie ufficiali, era il 3 gennaio del 1941, lui aveva 21 anni e i suoi primi seguaci erano tredici bambini tra gli 11 e i 14 anni. Lui stesso era entrato in seminario da piccolo, con scarso successo: due volte espulso e quindi girovago, nonostante avesse quattro zii vescovi. Persino i gesuiti lo cacciarono di punto in bianco dal loro seminario di Montezuma, nel giro di poche ore. Perché? «Incomprensioni», dicono le storie ufficiali. In ogni caso sempre quando il giovanissimo Maciel veniva scoperto con attorno a sé dei seminaristi più piccoli, riuniti, a suo dire, con l'idea di farne un futuro gruppo scelto di preti.

Eppure riuscì a spuntarla, da fondatore nato. Si mise in proprio e impiantò a Città del Messico un suo seminarietto fai da te. E a 24 anni uno dei suoi zii vescovi, quello di Cuernavaca, lo ordinò prete. Due anni dopo Maciel mandò i suoi seguaci a studiare in Spagna, dai gesuiti di Comillas. E inoltrò alla curia di Roma la domanda per il riconoscimento diocesano del suo nuovo ordine. Ma ecco ripresentarsi gli ostacoli, gli stessi di quand'era ragazzo, ingigantiti. A Roma affluiscono su di lui, riferiscono sempre le storie ufficiali, «informazioni cariche di calunnie d'ogni genere». Dalla stessa casa dei gesuiti di Comillas partono «note con accuse infamanti». A Roma, la curia è divisa. Favorevole a Maciel è il cardinale Nicola Canali, che gli propizia un'udienza da Pio XII e un primo, provvisorio nihil obstat al riconoscimento. Ma i più non si fidano. L'11 giugno del 1948, di venerdì, la Congregazione vaticana per i religiosi revoca al vescovo di Cuernavaca l'autorizzazione a riconoscere il nuovo ordine. Spedisce però per posta aerea il suo veto, che in Messico arriva solo il lunedì successivo. Troppo tardi. Il fondatore dei Legionari e il vescovo di Cuernavaca avevano già posto Roma di fronte al fatto compiuto, con cerimonia clandestina celebrata in fretta e furia la sera di domenica 13. Maciel dirà che «una voce interiore» l'aveva ispirato ad anticipare i tempi.

Dieci anni dopo, terzo capitolo della storia, sempre in linea coi precedenti, ma più oscuro. Così oscuro che le cronache ufficiali dell'ordine nemmeno ne fanno parola. Sta di fatto che nell'autunno del 1956 il Vaticano sospende Maciel da capo dei Legionari, lo obbliga a star lontano da Roma e istruisce un'inchiesta in piena regola per verificare una serie di accuse «infamanti» che s'erano nuovamente accumulate contro di lui, compresa la dipendenza dagli psicofarmaci. Oltre che dall'interno dell'ordine, le accuse provengono da vescovi del Messico e da gesuiti. In Vaticano sono molto severi con Maciel i cardinali Valerio Valeri e Alfredo Ottaviani. Ma alla fine anche questa tempesta s'acquieta, e anche questa volta in modo irrituale. Senza sentenza pubblica. Due anni e mezzo dopo, nel febbraio del 1959, Maciel viene reinsediato al vertice dei Legionari. Dove tuttora regna.

Sempre però con quella linea d'ombra che l'insegue. E che in anni recentissimi riprende corpo una quarta e ultima volta, pubblicamente, ad opera di testimoni d'accusa con nome e cognome, per decenni vicini, vicinissimi a padre Maciel. Per accuse analoghe, poi verificate come attendibili, il cardinale Hans Hermann Groër, già arcivescovo di Vienna, è stato l'anno scorso degradato e confinato in un convento. Ma per padre Maciel no, nessuna verifica canonica risulta in corso. In Vaticano il suo caso proprio non lo vogliono riaprire *.


(*) Nota: In proposito, in un altro articolo dell'Espresso si legge: "Oggi, nei confronti di un'altro ecclesiastico fatto segno di accuse molto simili, il Vaticano fa muro. Rifiuta di ascoltare gli accusatori, rifiuta di aprire un'indagine, che peraltro potrebbe approdare a un riconoscimento di innocenza, come è avvenuto la scorsa estate per l'arcivescovo di Sydney, George Pell.
L'accusato attorno al quale Roma fa muro è padre Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, uno dei più rigogliosi movimenti nati nell'ultimo mezzo secolo, ricco di vocazioni sacerdotali, con seguito crescente in tutto il mondo.
Eppure nel suo caso c'è materia per una causa. Il 17 ottobre 1998 otto ex Legionari d'alto grado hanno depositato presso la congregazione per la dottrina della fede un libello di denuncia, nel quale accusano padre Maciel d'aver abusato di loro quand'erano ragazzi, negli anni Cinquanta e Sessanta, e d'averli poi illecitamente assolti in confessione. Stando alle regole severe oggi in vigore negli Stati Uniti, l'apertura di un'indagine sarebbe obbligata: anche per concludere all'improcedibilità della causa, o all'indimostrabilità delle accuse, o all'innocenza piena dell'accusato. La congregazione vaticana, invece, ha deciso di rigettare il libello e di neppure aprire il fascicolo".


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